MATTEO 25

IMG_2167.JPG

Titolo tratto dal celebre capitolo 25 del Vangelo di Matteo, famoso per la forza disturbante delle sue parole, capaci di mettere a nudo i limiti e le contraddizioni della miseria umana.

Un testo che mette a disagio smascherando quel velo di ipocrisia che copre le nostre inclinazioni naturali, che rivelano di non essere poi così buoni e così cristiani come pensiamo, e che ci colgono in difetto davanti ad azioni semplici che il Vangelo ci invita a fare quali verità del nostro essere, come il dare da bere o da mangiare ad un fratello bisognoso. Paradossalmente crediamo in un Dio che non si vede e poi non riconosciamo il volto di Cristo in chi ci sta accanto e soffre…

Mt. 25 suggerisce di orientare la nostra vita occupandoci del dolore del mondo, che rimane l’appello e la condizione per restare umani, e resta sempre una scelta! Questo ci sollecita a schierarci dalla parte dei più deboli, dei più fragili, degli ultimi della terra, degli scarti, per giustizia e soprattutto per amore. Da soli, senza amore, senza cura reciproca, senza il senso di fratellanza e di appartenenza, non ci si salva dalle numerose e diverse crisi umanitarie, come ad esempio la pandemia odierna.

“Al di sopra di tutto poi vi sia la carità, che è il vincolo di perfezione”... “Al di sopra di tutto ci sia sempre l'amore, perché soltanto l'amore tiene perfettamente uniti... “Ma sopra tutte queste cose rivestitevi della carità, che le unisce in modo perfetto.” (cfr. Lettera ai Colossesi).

L’intero Progetto è da intendersi come prosecuzione del precedente “In fuga da Nazareth”. In Mt. 25 la simbologia e la tecnica narrativa sono cambiate, ma per entrambi i progetti si è mantenuto l’impiego e l’utilizzo di foto vere per la potenza coinvolgente che solo la verità garantisce. Il supporto utilizzato su cui è stesa la pittura è lo stesso. Umili pannelli di legno, assemblati con scarti di falegnameria: “pannelli che generano bellezza imperfetta a causa della superficie ferita, unici e irripetibili per le loro cicatrici, perfetta incarnazione metaforica di cos’è realmente la vita, di cos’è l’uomo e l’intera umanità”.

In Mt. 25 c’è più colore. Si è utilizzato come fondo base l’acrilico per irrobustire i pastelli e i carboncini. I colori prevalenti sono caldi e in tutti gli sfondi c’è la presenza del rosso che rappresenta il colore degli estremi come l’amore, la violenza, il pericolo, la vita, il sangue, il fuoco, la passione, la regalità, la guerra e molto altro. Inoltre in questo lavoro il rosso è stato posto come simbolo della Passione di Cristo, del sangue dei martiri, delle lingue di fuoco dello Spirito Santo nella Pentecoste e, per ultimo, come colore dell’inferno. Paradiso o Inferno, salvezza o dannazione, vita o morte? Domande che obbligano ad una scelta: “si sceglie sempre se restare umani”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

COME NEL PRECEDENTE PROGETTO "IN FUGA DA NAZARETH", ATTRAVERSO LA VENDITA DEI QUADRI ORIGINALI E DELLA RIPRODUZIONE IN SCALA DEGLI STESSI, SI RACCOGLIERANNO FONDI DA DESTINARE ALLE FAMIGLIE DI PROFUGHI

 

STESSO CIELO
STESSO CIELO

press to zoom
AMORE LASCIA IL SEGNO
AMORE LASCIA IL SEGNO

press to zoom
ACQUA DI POLVERE
ACQUA DI POLVERE

press to zoom
STESSO CIELO
STESSO CIELO

press to zoom
1/22